Chi sono?
Docente (intenzionale e non per ripiego) di scuola secondaria di secondo grado, faccio parte dei millenials (o generazione Y) cresciuto in un piccolo paese del centro italia.
Come mai ho scelto di fare l’insegnante?
Ricordo ancora nitidamente una delle prime scelte che feci al termine della scuola elementare, optai per il percorso con rientro pomeridiano (scuola media) solo perché nel piano di studi comparivano 2 ore di informatica (spoiler, non vennero mai svolte).
Tre anni dopo, scelsi nuovamente l’informatica ma con non poche pressioni. I docenti della scuola media avevano altamente consigliato ai miei genitori di iscrivermi al liceo (prassi purtroppo ancora oggi in uso, i ragazzi che hanno una media alta vengono dirottati verso i licei, come pure per la maggior parte delle ragazze), come se fossi sprecato per una scuola tecnica. Fortunatamente la mia famiglia mi ha sempre lasciato scegliere senza forzature e tirai dritto verso l’ITIS, una scelta che rifarei anche oggi.
Aldilà dei docenti, solo in rari casi ne trovai di validi e motivati, ciò che mi è rimasto di quegli anni è l’approccio pratico derivato dal metodo di studio e dalle materie.
Con la stessa mentalità ho proseguito gli studi presso l’università e verso la fine del percorso presi consapevolezza di voler tornare a scuola come docente, con l’intenzione di essere diverso da tanti insegnanti avuti, spesso svuotati e senza il minimo interesse per una delle professioni a maggior impatto sugli altri.
Quindi ho tutti i pomeriggi liberi e tre mesi di ferie d’estate?
Quando sento descrivere l’insegnante stereotipato, che lavora poco e ha tanto tempo libero non posso che dar ragione perché rispecchia esattamente la realtà.
Una discreta percentuale del personale scolastico, specie chi è avanti con l’età, ha come obiettivo quello di farsi fare il miglior orario possibile, lavorando le 18 ore canoniche la mattina e fregandosene se tra gli studenti c’è interesse o meno.
Sono diversi anni che insegno e ho sempre cercato di trasmettere curiosità, dare degli input, far uscire dalla scuola una persona in grado di imparare in autonomia e in grado di saper ragionare.
Le nozioni buttate lì a caso solo perché il programma lo prevede non servono a nulla se non si ha una visione d’insieme.
Per fare un paragone sul piano informatico (perdonatemi, mi riesce più facile) è come se ad un ragazzo venisse insegnata la programmazione senza neanche fargli capire perché esiste il computer e a cosa serve.
Purtroppo mi capita spesso di vedere ragazzi in età adolescenziale in balia di algoritmi, scritti appositamente per rubare tempo e risorse (mentali e dati). Vengono continuamente bombardati da modelli di vita (che modelli non sono) tossici e alla domanda “cosa vuoi fare nella vita?” le risposte più gettonate sono “i soldi”, “non ne ho idea”, “bho” e finiscono col subire le decisioni di altri senza mai ricercare attivamente con il proprio cervello.
Non voglio certamente fare di tutta l’erba un fascio, ci sono anche casi di ragazzi decisi e volenterosi, ma le percentuali sono nettamente sbilanciate verso il primo modello.
Uno dei compiti del docente (forse il più importante) è proprio quello di minimizzare il disinteresse generale e l’assopimento della curiosità.
Mi sono dilungato e non ho ancora risposto alla domanda messa in evidenza. La risposta è si.
La verità è che fare l’insegnante ti permette di avere tempo libero. Spesso utilizzo pomeriggi per preparare contenuti o semplicemente idee da proporre in classe ma non sento la pressione di dover terminare un lavoro a tutti i costi.
Il docente che si lamenta dei propri impegni probabilmente non ha ben chiaro come funzioni il lavoro al di fuori della bolla scolastica (e probabilmente è una persona disorganizzata).
Lo stipendio non sarà tra i più alti ma ti permette di avere la risorsa più importante: il tempo.
Piani futuri?
Vivere intenzionalmente.
La scuola mi dà soddisfazioni, anzi, forse è più corretto dire che i ragazzi mi danno soddisfazioni.
Quando vedo curiosità, interesse, impegno e soprattutto pensiero critico da parte dei miei alunni mi sento appagato.
Il mondo scolastico ha la sue dinamiche (troverete approfondimenti negli articoli) e da soli non è possibile cambiare il sistema nel suo insieme.
Col tempo ho capito che è una perdita di tempo e di energie sbattersi per tutte le inefficienze presenti.
Ha senso invece cercare di portare entusiasmo a lezione.
In parallelo ho scelto di vivere più a contatto con la natura e la campagna.
Ho la fortuna di avere tempo libero e lavorare anche in campagna mi permette di avere il giusto mix tra sforzo fisico e mentale.
Trascorrere la mattina a lezione, tornare a casa, avere tempo per cucinare e godersi il lavoro all’aria aperta nel pomeriggio è un lusso per me.
Non sono mai stato attratto da uno stile di vita frenetico, aperitivi, abiti costosi e utilizzo dei social.
In un futuro prossimo l’obiettivo è continuare a prendersi cura del posto in cui vivo e trascorrere tempo con le persone che ho scelto.
Se avete proposte su come migliorare la scuola, attività da proporre o semplicemente fare una chiacchierata potete scrivermi a [email protected]